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Marco Fantini

L’artista come errore sociale.

Marco Fantini è un artista dagli strani confini: rigoroso e contraddittorio, moderno e contemporaneo, avanguardista e pop. Per anni ha usato la fotografia per indagare categorie sociali borderline, dai malati di mente alle prostitute. Nella sua pittura, sempre attenta a cogliere le potenzialità dei materiali che utilizza, mescola figure e mostri, Picasso e Disney, stanche iconografie pop come maschere dietro cui nascondere le esperienze più intime. La ricerca sull’identità è il filo conduttore che lega tutti i suoi lavori, è la domanda incessante. Fantini si interroga sulle forme, i simboli e le aspettative del pubblico, fino a mettere in discussione la figura, al tempo stesso antica e attuale, dell’artista come “elemento di disturbo”.


Il protagonista: 

Vive e lavora a Milano. Ha frequentato la facoltà di Architettura dell’Università di Venezia seguendo, tra gli altri, le lezioni di Italo Zannier sulla fotografia. Influenzato dai lavori di Diane Arbus inizia una ricerca personale sui temi della diversità e dell’alienazione. Nel 1989 viaggia in Mexico dove trascorre due anni lavorando presso lo studio di architettura di Enrique Norten, e studiando la pittura murale messicana. Le sue prime tele a olio risalgono a questo periodo. Negli ultimi anni si è dedicato anche video installazioni e sculture.

 

 

Perché Marco Fantini?

Perché non smette mai di porsi e porre domande, di sperimentare linguaggi e modalità comunicative. Di raccontare sogni e giocare a nasconderne il senso. Di abbandonarsi allo stupore che nasce dagli incontri inaspettati con le persone, i materiali e gli spazi di allestimento.

Marco Fantini conversa con Massimo Recalcati il 18 novembre.

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